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CAPITOLO 1
Tutto
cominciò quando quel giorno di metà giugno del 2003 mio fratello, Iumbe, mi
diede notizia del fatto che avrebbe preso lui la mia chitarra e che avrebbe
imparato a suonarla andando a lezioni private da un maestro. Il classico
ragazzino di 13 anni e mezzo che finite le medie non ha un cazzo daffare e
prende queste decisioni… Io che potevo dirgli se non “fai quello che vuoi
tanto…”… Tanto.. Tanto il sottoscritto ne avrebbe avuto daffare per il momento…
16 anni appena compiuti uscito con un calcio nel culo dalla seconda liceo con
tante di quelle materie da rimediare durante l’estate… Beh fatto sta che circa
un mese più tardi, verso la fine di luglio, Andrea, un ex compagno di classe di
mio fratello alle medie appena concluse, decise di buttarsi a capo fitto, come
lo decise mio fratello del resto, nel mondo della musica facendosi regalare per
il suo 14esimo compleanno un basso con ampli… A questo punto entrò in gioco un
altro loro ex compagno di scuola, Federico, il quale, suonando la batteria da 7
o 8 anni ora non ricordo esattamente, propose l’idea di formare un gruppo rock:
Iumbe alla chitarra, Andrea al basso, Federico alla batteria. Ben presto però,
tipo 2 giorni dopo, nacque subito il primo problema: nessuno dei tre ragazzi,
sia perché avevano 3 voci pietose, sia perché nessuno sarebbe ancora riuscito a
cantare mentre suonava, poteva cantare.
E qui
arrivo io: un pomeriggio di quei giorni trovatomi per caso a vedere come se la
cavavano quei tre, mi proposero di provare a cantare… Oddio, l’estensione,
l’intensità, il fiato e i polmoni non erano quelli di oggi ma… diciamo che dei
quattro ero sicuramente il meno peggio!!
Con il
quarto membro, cioè io, si cominciò a pensare al genere da proporre… Qualcosa di
rock, agitato, esaltante, energico… Data la tecnica e l’inesperienza, non
potevamo di certo metterci a suonare i Guns’n’Roses o gli AC-DC per non parlare
dei Led Zeppelin o dei Deep Purple…Cheffare? Fu un cd a salvarci. Un cd
masterizzatomi da un amico 3 anni prima quando ero tipo in seconda media che ci
portò a prendere in considerazione l’idea di fare punk. Sul cd c’era scritto:
“Porno*Riviste” e sotto “Cosa Facciamo?”. Per noi un genere nuovo, diverso dalla
roba che ci propinava MTV che come musica punk al massimo ti mettevano “What’s
My Age Again?” o “Basket Case”. Con tutto il rispetto ma questa nuova dimensione
del punk a noi pareva e pare tutt’oggi molto meglio. Beh fatto sta che poi una
volta ottenuta tutta la discografia del gruppo della valle Olona ci concentrammo
su qualche pezzo da coverizzare e quindi imparare a suonare. Il prescelto fu
“Pilota” delle PornoRiviste.
Perfetto, avevamo tutto:
membri volenterosi, spazio per suonare, strumenti, rudimentali ma c’erano, e
soprattutto qualcosa che spaccava, non difficile da eseguire e divertentissimo
per iniziare a suonare… Mancava solo una cosa: un nome. Cazzo, dopo due mesi che
suonavamo insieme non sapevamo nemmeno come ci chiamavamo! La scelta fu secondo
me orribile. Una sera di ottobre ad una festa tra parenti ed amici, un nostro
amico, Diego, forse in preda ai litri di vino rosso che s’era fatto fuori o
forse perché lui è fuori e basta, rispose alla domanda “Ehi ma se tu avessi tipo
un gruppo musicale Punk-Rock, come lo chiameresti?” con “Eh boh… Una cosa del
tipo <<Emozione Tagliatella>> o… <<Brivido Lasagna>> qualcosa così che attiri
l’attenzione.”… Non chiedetemi com’è potuto accadere ma pochi giorni più tardi
per votazione 3 contro uno (cioè io) nacquero gli “Emozione tagliatella".
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CAPITOLO 2
Ed eccoci qua.
Avevamo tutti i buoni presupposti per iniziare e fare bene come ho detto,
strumenti e balle varie, un posto da usare come sala prove… Che sembra una
cazzata ma chi ne capisce di musica sa che al giorno d’oggi una prova in una
sala privata non è proprio gratis ma… In qualsiasi band che si rispetti ci devo
essere dei problemi. Ecco noi i problemi li abbiamo avuti sin da subito. Dopo un
paio di prove Andrea (il “bassista” del tempo che fu non il sottoscritto)
cominciò a lasciare il basso in saletta: “Tanto il pezzo lo so già suonare”,
“Non mi serve esercitarmi”, “IL BASSO E’ PESANTE E ME LO DEVO PORTARE FINO A
CASA!!” (Andrea abitava a 200 metri a dir tanto dalla sala). Inutile dire che
dopo poche settimane, forse un mese Andrea cominciava a non stare più dietro al
gruppo. Arrivava e non sapeva cosa si doveva fare o non si ricordava i pezzi… e
soprattutto a livello tecnico, mentre tutti ci davamo da fare e miglioravamo
piano piano , lui era rimasto molto indietro. (mi fermerò qui. Potrei descrivere
le oscenità delle sue performance ma sarebbe veramente troppo, anche per lui.)
A questo punto decidemmo di
attuare una specie di piano: non per cattiveria, ma non riuscivamo a dirgli che
volevamo cacciarlo, quindi abbiamo cominciato gradualmente a non contattarlo
più. In quel periodo sarà stato metà novembre, approfittai della situazione:
Andrea lasciava il basso in sala? Benissimo, io prendevo il basso e andavo a
lezione da un amico, Pice, un grande, che in un mese mi ha portato a livello
tale da poter chiamare finalmente Andrea per dirgli che il gruppo si sarebbe
sciolto per vari problemi che in realtà non esistevano. NATALE!! Ebbene sì: ecco
uno dei punti di svolta. Ovviamente Andrea si era venuto a riprendere la sua
roba quindi io necessitavo di un cazzuto basso. Inoltre la Strato Squier del
fratellino aveva simultaneamente deciso di tirare le cuoia rendendo praticamente
irreparabile il suo sistema elettrico all’interno. Inutile dire che il nostro
Natale si è consumato in un negozio di strumenti musicali a Saronno. Uscimmo a
fine dicembre da lì con in mano il mio Eko MM-300 e l’Ibanez Gio di Iumbe. Oltre
a questo ricevemmo una grande sorpresa: il papà di Federico, Dario (un altro
grande), era riuscito a portare a casa una batteria Pearl completa e
nuovissima!! Ecco queste sono motivazioni che ti spingono a non deludere le
persone che ti vogliono bene e che per come possono ti aiutano in ogni tuo
obiettivo. Ok. Finita la parte del melodramma riprendiamo con la storia.
Era iniziato il 2004 (anno
di merda per motivi personali) e gli Emozione Tagliatella erano in 3. Va detto
che siccome noi ci siamo ispirati a gruppi con line up formate da 4 o più
elementi tipo NOFX, Porno*Riviste, Punkreas ecc (apparte i Derozer che sono
l’eccezione e che comunque ora sono 4 anche loro) quindi continuammo a provare
sempre e più che potevamo, anche perché ho dovuto imparare a cantare e suonare
insieme in tempi fulminei. In questo periodo da gennaio ad aprile cominciammo a
mettere annunci e chiamare gente che lasciava inserzioni per trovare un nuovo
chitarrista. Il primo che chiamammo fu Florian un ragazzo ai tempi 18enne che
però dopo una o due prove si rese conto che in primis noi eravamo troppo poco a
livello tecnico rispetto a lui che smanettava di brutto e in secundis che lui
voleva fare rock. Non punk. E c’è una bella differenza. Ci dispiace solo di come
ci ha lasciati, in modo un po’ immaturo se vogliamo. Noi entusiasti al massimo e
lui semplicemente non si fece più sentire e mai più rispose al cellulare quando
lo chiamavamo. Passavano i giorni e le cose non cambiavano, prove in 3 e nessuno
che si facesse vivo. Va anche aggiunto il fatto che in 3 non si poteva procedere
più di molto e che alla fine verso metà marzo avevamo in repertorio “ben” 5
cover.
Un giorno, durante un
discorso a squola (non rompete il cazzo perché nel mio dizionario si scrive
cosi!!) un ragazzo, Marco, s’interessò alla nostra causa essendo anche lui come
noi appassionato del genere che suoniamo. Incominciarono cosi una serie di prove
disastrose. Con tutta la buona volontà Marco non aveva mai suonato la chitarra
seriamente e pretendeva di assoleggiarsela alla grande e di fare cover per noi
in quel momento impossibili. Senza contare che Marco aveva una chitarra
dell’ante guerra tutta scassata all’interno che faceva un rumore infernale.
Insomma dopo meno di un mese abbiamo deciso che la cosa non sarebbe potuta
andare avanti così e quindi stesso metodo per allontanare il povero Marco che
alla fine ce l’aveva messa tutta. Sempre più scoglionati ci avviavamo a
rassegnarci e a continuare a girare per trovare un chitarrista. Era la fine di
aprile quando si è verificato un altro punto di svolta nella storia del gruppo.
Il 25 aprile, una domenica particolare, decidemmo di telefonare ad un ragazzo
che aveva lasciato un annuncio, dal quale avevamo preso il numero qualche giorno
prima, alla scuola di musica del nostro paesello in cerca di un gruppo punk o
rock.
Telefonò Iumbe. Il risultato
fu allo stesso tempo strano e sorprendendente. Il ragazzo che avevamo
contattato, Daniele, era entusiasta all’idea, prima di sapere però che noi
avevamo rispettivamente 16 14 14 anni. Lui 25enne frequentante squola di musica
con maestro personale non è che avesse grandi prospettive davanti. Ci fu però
una cosa che cambiò tutto. Sorprendentemente scoprimmo che Daniele abita a
neanche 200 metri da casa nostra (che poi è dove si trova la saletta…Non l’avevo
ancora detto? Boh vabbè adesso l’ho detto) e quindi siccome era domenica e
nessuno di noi aveva un cazzo da fare si sono detti per telefono “Massì dai,
becchiamoci stase cosi vediamo un pò che non si sa mai…”
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CAPITOLO 3
Fatte le dovute presentazioni, ci attaccammo
agli ampli e malgrado il nostro livello (teniamo conto che per non dare a
vedere che ero un incapace, non che adesso sia meglio, imparai quella sera
stessa a suonare e cantare insieme in piedi… questo era il livello..)
facemmo una buona impressione a Daniele. Infatti ben presto dopo quella sera
decidemmo che lui sarebbe stato il nostro quarto. Nasceva una nuova era per
noi.. dopo praticamente quasi un anno in 3 finalmente si apriva uno
spiraglio di luce ed incominciava un periodo tutto nuovo per gli E.T. (che
non è Extra Terrestri ma Emozione Tagliatella - vedi cap. 1 e 2).
Iniziammo a provare 2 volte la settimana e con
materiale del tipo “Branca day” o “Pilota”.
Pian piano cominciavamo a intenderci sia per
quanto riguarda la batteria (che fino a quel momento risultava un poco
ripetitiva e inefficace) sia per quanto riguarda le linee di basso (idem).
Le chitarre andavano già bene infatti bastò poco per trovare il feeling tra
Dany e Iumbe.
Il tempo passava, finì la squola. TRAGICO:
bocciato in 3° liceo con 3 materie sufficienti. Delusione cronica che
comunque non mi distrasse dal far decollare il gruppo. Non tutti i fatti
vengono per nuocere, infatti finita la squola cominciammo a provare 5 o
addirittura 6 sere a settimana, col risultato che in brevissimo tempo
riuscimmo a tirare su una scaletta per una mezz’ora di (se già così allora
si poteva chiamare) “show”.
L’occasione arrivò. All’inizio di giugno 2004;
Dany ci comunicò che un locale poco distante da Desio, faceva suonare i
gruppi a delle serate di Jam Session (ovvero tu vai là e dicono “Allora, chi
è che vuole suonare?” E tu gli dici “NOI!”). Tutti presi bene ed esaltati,
nonché enormemente impauriti (tranne Dany che appunto era già di casa e
aveva già suonato in questo posto) ci lanciammo nell’impresa ma… Non prima
che io abbia avuto da obiettare sul fatto che se sul palco ci avessero
annunciato come Emozione Tagliatella sul palco, io sarei scappato in preda
alla vergogna. Già avevo votato contro quel nome che mi toccava portarmi
dietro figuriamoci davanti alla gente se…… Vabbè.. Fu così che 2 o 3 sere
prima ci riunimmo e decidemmo il nuovo nome.. Anche qui tra le nuove
proposte la mia fu subito bocciata e come sempre per 3 a 1 vinse il nome
proposto da Dany. “Scusate, suoniamo in una cantina al civico 27 perché non
ci chiamiamo Cantina27?” e Iumbe “Si si, ma con la “K” però che fa più
punk!” e io “Si ma che fantasia.. Dai è scadente, scontato e prevedibile..”
Niente daffare: KANTINA27.
Arrivò il grande giorno. Tutti presi arrivammo
al locale e dopo un po’ salimmo sul palco.
TRAGICO: preso dall’emozione e dalla paura della prima volta con davanti un
sacco di gente sconosciuta che sembrava aprirmi in 2 con gli occhi.. Tremavo
talmente tanto che le gambe non le controllavo più, urtai l’asta del
microfono che cadde sbattendo su basso provocando un “BOOM” facendo
sbagliare tutti. Fortunatamente e prontamente un ragazzo recuperò subito il
mic rimettendolo apposto e noi che non c’eravamo fermati finimmo il primo
pezzo. Ne suonammo altri 4. Tutto sommato alla fine, non era stato niente
male!! Una ventina di giorni dopo ci fu la prima data ufficiale. Come tutti
i gruppi che cominciano a quell’età organizzammo una serata sul palco
dell’auditorium della nostra squola. Chiamammo i Maya Desnuda per suonare
con noi quella sera. Cioè.. Suonare con un gruppo che fino ad allora avevi
ascoltato solo su cd pareva un sogno.. Tutto organizzato per riuscire a
tirare un po’ più di tempo ci sprememmo come pochi: prove forsennate fino al
26 giugno quando arrivammo a squola con 11 pezzi e soprattutto i Maya
Desnuda!! Per noi anche se non c’era moltissima gente fu una grandissima
serata nonché un esperienza unica e indimenticabile!!

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CAPITOLO 4
L’estate andava avanti le prove anche,
arrivavano nuovi pezzi e anche una data nuova. Arrivò la fine dell’estate e
qui Gianluca (in arte Il Gege) si propose come fucktotum (ah mi dicono dalla
regia che così significa “colui che fotte tutti” e che quindi si scrive
“factotum”) del gruppo. Iniziò così un rapporto sempre più bello e forte tra
noi e lui che lo portò poi a realizzare il sito per cui sto scrivendo sta
roba adesso e a sbattersi sempre per la nostra causa e anche a scrivere dei
testi da elaborare. Tutto questo per noi! C’è da pensare perché mai.. Ma noi
non lo pensiamo e facciamo prima :)
Bene i
giochi erano fatti, noi eravamo in ballo e andando avanti venivano fuori
anche delle altre date…
Arrivò
anche il momento della nostra prima canzone: “Come ti Senti” (“How do you
feel”, facciamo gli internationals) scritto dal Gege e musicato dal
sottoscritto.
C’è chi
dice che non è male.. Io non giudico mai le nostre produzioni.. COMUNQUE, si
andava avanti si provavano sempre più nuove cover, saltavano fuori testi su
testi da elaborare (molti però infantili e ripetitivi, vedi età degli
autori), si riusciva anche a suonare abbastanza in giro.. Finiva il 2004 e
iniziava il 2005.. Fermi per 2 mesi riprendemmo a suonare a marzo. Date
sempre più frequenti (oddio si parla di almeno una o due al mese non chissà
che) repertorio sempre più allargato e un seguito che inizia a formarsi.
Arrivò
poi un altro di quei giorni memorabili. Nel giugno del 2005 una data ancora
all’ITIS insieme ai grandi Latte+, ragazzi empolesi simpaticissimi che
spaccano di brutto. Grande serata, grande festa, grande tutto!
Che
dire, vi annoierà la stessa frase dopo ogni argomento ma… Si proseguiva per
la nostra strada, i pezzi aumentavano, il livello tecnico pure, la gente a
vederci era sempre di più.. Tutte le varie tappe che uno sparuto gruppetto
di ragazzi deve affrontare…
Tra
date varie e contest per giovani band emergenti tra la seconda parte del
2005 e la prima del 2006 abbiamo girato vari locali e centri sociali della
nostra zona come il F.O.A. Boccaccio di Monza, l’Indian’s Saloon di Bresso,
e il Rainbow Club di Milano (questi tra i più famosi).
Era
arrivato maggio 2006 avevamo appena suonato al Rainbow club, nonché
registrato la presa diretta di quella sera, e in quella settimana a me e a
Iumbe ci balenò in testa un’idea….

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...“Ma perché
cazzo non aggiungiamo un quinto componente al gruppo..”… stile Punkreas i nostri
miti.
Ci balenò nel
cervello l’idea di aggiungere un Cippa anke a noi (questa era per intenditori),
vale a dire un cantante di ruolo.. cioè qualcuno che si occupa solo del canto e
della presenza scenica.
Ho pensato che potevamo risparmiare a Dany di cantare cosi
avrebbe potuto concentrarsi meglio sui soli, occupandomi personalmente dei cori.
In questo modo non cantando in alcuni pezzi
avrei potuto
“smanettare” di più sul basso rendendone più orecchiabili e meno monotoni i giri
musicali.
Ecco in quel
momento non era altro che un’idea come tante altre che sbocciano e poi si
cestinano, insomma non è mai facile pensare di cambiare la line-up in un gruppo…
Non si sa mai se esista o chi sia la persona giusta.. Voglio dire non avremmo
mai pensato che un giorno, dopo una serie di prove specifiche e un “saggio”
definitivo (Desio in musica per Carlo), saremmo arrivati a dire al Gege
“Benvenuto nei Kantina27”.
Così accadde.
Non ci è voluto poi molto e devo ammettere che le cose cosi vanno decisamente
meglio. Ovvio non siamo ancora giunti alla perfezione (e secondo me mai ci
arriveremo…) però… è stato un notevole passo avanti! Con il Gege abbiamo potuto
aggiungere pezzi nuovi, un pelo più elaborati e il sottoscritto ha potuto
finalmente godersi appieno il suo strumento e tutte quelle idee che aveva sempre
avuto in testa per alcuni pezzi di basso e che per motivi legati al
“cantare-suonare” non aveva mai potuto mettere in pratica.. Beh che dire… Da
quel momento le cose vanno avanti, l’estate è finita, gli anni da 16 sono
diventati 19, e dall’idea sbocciata (e fortunatamente non cestinata) in una
cantina un pomeriggio d’estate è nato questo gruppo che di base non aveva
assolutamente nulla ed ora continua a stupire (dicono gli altri) ma soprattutto
a stupirsi (dico io).
Una sola cosa
è certa: NE DOBBIAMO MANGIARE DI PASTA, per diventare un gruppo serio stile
quelli da cui abbiamo tratto le nostre idee..

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CAPITOLO 6
E fu così che dopo 2 anni mi tornò
la voglia di scrivere…oddio “voglia”… è l’una meno dieci di
notte e non ho di meglio daffare…purtroppo.
Beh, che dire, eravamo rimasti all’ingresso nella band di Gege
come cantante in occasione del “Desio in musica per Carlo
Miresse”, contest per giovani band dove tra una cinquantina di
partecipanti ci classificammo terzi.
Durante quell’estate, oltre alla sopraccitata manifestazione,
suonammo una sola volta (che per altro va ricordata perché fu la
prima volta che suonammo con i Deep in Sound). Questo perché ci
preparammo a quello che per noi fu uno degli eventi storici
della band: la prima esperienza in studio di registrazione.
Ebbene sì, tra giugno e agosto perfezionammo (si fa per dire) i
2-3 brani già esistenti e procedemmo alla composizione di altri
3 brani. Fu così che dalle “mani” di Nicolò Gasparini (voce dei
Peter Punk) fra le montagne venete di Roncade (Treviso) tra il
15 e 16 settembre del 2006 veniva alla luce “Caos”, la prima
demo dei Kantina 27.
Quell’EP conteneva 6 canzoni tra le quali “Caos” canzone da cui
prende il titolo l’omonima demo, l’immortale “Alza la testa”
(forse un giorno spiegherò il perché di questo epiteto anche se
chi ci segue da un po’ di tempo potrebbe arrivarci) e “Andrea”
che fu la vera sorpresa di quella demo. Quello fu l’ultimo brano
composto poco prima di andare in studio, l’avevamo provato poco,
ma è stato il primo ad essere inciso. Spiccò talmente tanto tra
le altre canzoni che nel tempo che ci rimaneva a disposizione in
studio (“ben” mezz’ora) ne girammo un videoclip. Questa demo ci
diede un sacco di soddisfazioni: chiaro, era pur sempre il primo
lavoro di una band giovanissima però ebbe molto successo tra gli
amici e ricevemmo, oltre ad una marea di critiche, anche
parecchi complimenti. Nonostante il lavoro fosse stato
autoprodotto (ovvero finanziato da noi) decidemmo di regalarlo e
non di venderlo, un accorgimento questo che si rivelò secondo me
azzeccatissimo in quanto ci permise (sottolineo dal niente)
di “disfarci” (e quindi di diffondere la nostra musica) delle
prime 500 copie nel giro di un anno.
Il tempo avanzava e noi ci apprestammo a cercare il modo di
suonare il più possibile in giro. Durante l’inverno partecipammo
ad un concerto insieme ad altri gruppi emergenti al “Rolling
Stone”, famoso locale di Milano. Per noi è stata un'altra
soddisfazione che ci siamo tolti, insomma a 19 anni calcare il
palco dove fino al mese prima andavi a vederci suonare le band a
cui ti sei ispirato (Pornoriviste, Derozer, Punkreas) ed altri
grandi concerti (Persiana Jones, Gem Boy, Matrioska, Giuliano
Palma, Africa Unite, AFI, Bad Religion e mille altri) fa un
certo effetto.
L’inizio del 2007 mostrò un cambiamento molto incisivo nel
nostro modo di vedere il gruppo…
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CAPITOLO 7
La passione che
mettevamo in quello che ormai era diventato un progetto divenne
più forte ed ognuno in un modo o nell’altro inziò a “sbattersi”,
in primis per cercare di girare il più possibile (a suonare si
intende) ed in secundis (mi perdonino coloro che hanno studiato
latino ma non so se si scriva cosi o meno) per continuare a
comporre nuovi brani.
Cambiò il modo in cui ci approcciavamo alle persone, ai locali
(organizzatori) e alle band da cui traevamo e traiamo tutt’ora
ispirazione. Non eravamo più impauriti e timidi ma ci
proponevamo in continuazione ma soprattutto cominciammo ad
imparare l’arte fondamentale per riuscire a buttare fuori la
testolina dalla marmaglia composta da una miriade di band
emergenti: rompere le palle.
Ebbene, successe che dopo 2 anni e circa 25 concerti alle spalle
iniziavamo a capire un pochino (e ribadisco, un pochino) come
gira il mondo attorno all’organizzazione di serate, concerti ed
eventi. Inoltre compievamo, prova dopo prova, progressi sia a
livello tecnico che compositivo e giorno dopo giorno acquisivamo
sempre più compattezza.
Iniziò quindi una serie di esibizioni dal vivo sempre più
continue (almeno 1 o 2 al mese), in posti sempre diversi, con
gruppi sempre diversi.
Questo comportò un cambiamento anche all’interno delle prove
stesse. Cominciammo per la prima volta ad organizzarne il tempo.
Quindi decidevamo quanto tempo dedicare alle prove dei brani,
quanto tempo alla realizzazione di una scaletta divertente e
“logica” da proporre dal vivo e quanto tempo dedicare alla
composizione di nuove canzoni. Tra le apparizioni live
sopracitate va sicuramente citata quella al Marmaja dove
suonammo insieme alle Cattive Abitudini (ovvero i Peter Punk
senza Nicolò), band dalla quale abbiamo ricevuto molti impulsi
positivi (che non starò ad elencare perché non ne ho voglia e ci
metterei troppo) e che insomma ci fornito ulteriori spunti su
come suonare questo “benedetto” punk-rock. Quella sera fu un
successone: tanta gente, bel locale, grandi esibizioni… tutto a
parer nostro perfetto!
Fu così che dopo una decina di concerti arrivò di nuovo
l’estate, suonammo di nuovo una sola volta e di nuovo per lo
stesso motivo dell’estate precedente: decidemmo di nuovo di
andare in studio per incidere il nostro primo album (quante
volte ho detto “di nuovo”?).
Prenotammo 10 giorni di registrazione al “Living Rhum” di
Giovanni “Giò” Bottoglia (chitarrista degli Omini Verdi) a
Castel Goffredo (Mn), studio affiliato all’etichetta
indipendente “Indie Box”, etichetta che produce gruppi quali
Cattive Abitudini, L’invasione degli Omini Verdi, DDR, Pig Tails
e altre promettenti band più o meno associate al nostro genere.
10 giorni tutti insieme, nella stessa “camera”, condividendo
ogni singolo secondo di ogni giornata cercando nel mentre di
registrare il nostro primo album.
Si profilava l’inizio di un’esperienza indimenticabile...
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