BIOGRAFIA

CAPITOLO 1 CAPITOLO 2 CAPITOLO 3
CAPITOLO 4 CAPITOLO 5 CAPITOLO 6
  CAPITOLO 7
 
 


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CAPITOLO 1

Tutto cominciò quando quel giorno di metà giugno del 2003 mio fratello, Iumbe, mi diede notizia del fatto che avrebbe preso lui la mia chitarra e che avrebbe imparato a suonarla andando a lezioni private da un maestro. Il classico ragazzino di 13 anni e mezzo che finite le medie non ha un cazzo daffare e prende queste decisioni… Io che potevo dirgli se non “fai quello che vuoi tanto…”… Tanto.. Tanto il sottoscritto ne avrebbe avuto daffare per il momento… 16 anni appena compiuti uscito con un calcio nel culo dalla seconda liceo con tante di quelle materie da rimediare durante l’estate… Beh fatto sta che circa un mese più tardi, verso la fine di luglio, Andrea,  un ex compagno di classe di mio fratello alle medie appena concluse,  decise di buttarsi a capo fitto, come lo decise mio fratello del resto, nel mondo della musica facendosi regalare per il suo 14esimo compleanno un basso con ampli… A questo punto entrò in gioco un altro loro ex compagno di scuola, Federico, il quale, suonando la batteria da 7 o 8 anni ora non ricordo esattamente, propose l’idea di formare un gruppo rock: Iumbe alla chitarra, Andrea al basso, Federico alla batteria. Ben presto però, tipo 2 giorni dopo, nacque subito il primo problema: nessuno dei tre ragazzi, sia perché avevano 3 voci pietose, sia perché nessuno sarebbe ancora riuscito a cantare mentre suonava, poteva cantare.
E qui arrivo io: un pomeriggio di quei giorni trovatomi per caso a vedere come se la cavavano quei tre, mi proposero di provare a cantare… Oddio, l’estensione, l’intensità, il fiato e i polmoni non erano quelli di oggi ma… diciamo che dei quattro ero sicuramente il meno peggio!!
Con il quarto membro, cioè io, si cominciò a pensare al genere da proporre… Qualcosa di rock, agitato, esaltante, energico… Data la tecnica e l’inesperienza, non potevamo di certo metterci a suonare i Guns’n’Roses o gli AC-DC per non parlare dei Led Zeppelin o dei Deep Purple…Cheffare? Fu un cd a salvarci. Un cd masterizzatomi da un amico 3 anni prima quando ero tipo in seconda media che ci portò a prendere in considerazione l’idea di fare punk. Sul cd c’era scritto: “Porno*Riviste” e sotto “Cosa Facciamo?”. Per noi un genere nuovo, diverso dalla roba che ci propinava MTV che come musica punk al  massimo ti mettevano “What’s My Age Again?” o “Basket Case”. Con tutto il rispetto ma questa nuova dimensione del punk a noi pareva e pare tutt’oggi molto meglio. Beh fatto sta che poi una volta ottenuta tutta la discografia del gruppo della valle Olona ci concentrammo su qualche pezzo da coverizzare e quindi imparare a suonare. Il prescelto fu “Pilota” delle PornoRiviste. 
Perfetto, avevamo tutto: membri volenterosi, spazio per suonare, strumenti, rudimentali ma c’erano, e soprattutto qualcosa che spaccava, non difficile da eseguire e divertentissimo per iniziare a suonare… Mancava solo una cosa: un nome. Cazzo, dopo due mesi che suonavamo insieme non sapevamo nemmeno come ci chiamavamo! La scelta fu secondo me orribile. Una sera di ottobre ad una festa tra parenti ed amici, un nostro amico, Diego, forse in preda ai litri di vino rosso che s’era fatto fuori o forse perché lui è fuori e basta, rispose alla domanda “Ehi ma se tu avessi tipo un gruppo musicale Punk-Rock, come lo chiameresti?” con “Eh boh… Una cosa del tipo <<Emozione Tagliatella>> o… <<Brivido Lasagna>> qualcosa così che attiri l’attenzione.”… Non chiedetemi com’è potuto accadere ma pochi giorni più tardi per votazione 3 contro uno (cioè io) nacquero gli “Emozione tagliatella".


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CAPITOLO 2

Ed eccoci qua. Avevamo tutti i buoni presupposti per iniziare e fare bene come ho detto, strumenti e balle varie, un posto da usare come sala prove… Che sembra una cazzata ma chi ne capisce di musica sa che al giorno d’oggi una prova in una sala privata non è proprio gratis ma… In qualsiasi band che si rispetti ci devo essere dei problemi. Ecco noi i problemi li abbiamo avuti sin da subito. Dopo un paio di prove Andrea (il “bassista” del tempo che fu non il sottoscritto) cominciò a lasciare il basso in saletta: “Tanto il pezzo lo so già suonare”, “Non mi serve esercitarmi”, “IL BASSO E’ PESANTE E ME LO DEVO PORTARE FINO A CASA!!” (Andrea abitava a 200 metri a dir tanto dalla sala). Inutile dire che dopo poche settimane, forse un mese Andrea cominciava a non stare più dietro al gruppo. Arrivava e non sapeva cosa si doveva fare o non si ricordava i pezzi… e soprattutto a livello tecnico, mentre tutti ci davamo da fare e miglioravamo piano piano , lui era rimasto molto indietro. (mi fermerò qui. Potrei descrivere le oscenità delle sue performance ma sarebbe veramente troppo, anche per lui.)
A questo punto decidemmo di attuare una specie di piano: non per cattiveria, ma non riuscivamo a dirgli che volevamo cacciarlo, quindi abbiamo cominciato gradualmente a non contattarlo più. In quel periodo sarà stato metà novembre, approfittai della situazione: Andrea lasciava il basso in sala? Benissimo, io prendevo il basso e andavo a lezione da un amico, Pice, un grande, che in un mese mi ha portato a livello tale da poter chiamare finalmente Andrea per dirgli che il gruppo si sarebbe sciolto per vari problemi che in realtà non esistevano. NATALE!! Ebbene sì: ecco uno dei punti di svolta. Ovviamente Andrea si era venuto a riprendere la sua roba quindi io necessitavo di un cazzuto basso. Inoltre la Strato Squier del fratellino aveva simultaneamente deciso di tirare le cuoia rendendo praticamente irreparabile il suo sistema elettrico all’interno. Inutile dire che il nostro Natale si è consumato in un negozio di strumenti musicali a Saronno. Uscimmo a fine dicembre da lì con in mano il mio Eko MM-300 e l’Ibanez Gio di Iumbe. Oltre a questo ricevemmo una grande sorpresa: il papà di Federico, Dario (un altro grande), era riuscito a portare a casa una batteria Pearl completa e nuovissima!! Ecco queste sono motivazioni che ti spingono a non deludere le persone che ti vogliono bene e che per come possono ti aiutano in ogni tuo obiettivo. Ok. Finita la parte del melodramma riprendiamo con la storia.
Era iniziato il 2004 (anno di merda per motivi personali) e gli Emozione Tagliatella erano in 3. Va detto che siccome noi ci siamo ispirati a gruppi con line up formate da 4 o più elementi tipo NOFX,  Porno*Riviste, Punkreas ecc (apparte i Derozer che sono l’eccezione e che comunque ora sono 4 anche loro) quindi continuammo a provare sempre e più che potevamo, anche perché ho dovuto imparare a cantare e suonare insieme in tempi fulminei. In questo periodo da gennaio ad aprile cominciammo a mettere annunci e chiamare gente che lasciava inserzioni per trovare un nuovo chitarrista. Il primo che chiamammo fu Florian un ragazzo ai tempi 18enne che però dopo una o due prove si rese conto che in primis noi eravamo troppo poco a livello tecnico rispetto a lui che smanettava di brutto e in secundis che lui voleva fare rock. Non punk. E c’è una bella differenza. Ci dispiace solo di come ci ha lasciati, in modo un po’ immaturo se vogliamo. Noi entusiasti al massimo e lui semplicemente non si fece più sentire e mai più rispose al cellulare quando lo chiamavamo. Passavano i giorni e le cose non cambiavano, prove in 3 e nessuno che si facesse vivo. Va anche aggiunto il fatto che in 3 non si poteva procedere più di molto e che alla fine verso metà marzo avevamo in repertorio “ben” 5 cover.
Un giorno, durante un discorso a squola (non rompete il cazzo perché nel mio dizionario si scrive cosi!!) un ragazzo, Marco, s’interessò alla nostra causa essendo anche lui come noi appassionato del genere che suoniamo. Incominciarono cosi una serie di prove disastrose. Con tutta la buona volontà Marco non aveva mai suonato la chitarra seriamente e pretendeva di assoleggiarsela alla grande e di fare cover per noi in quel momento impossibili. Senza contare che Marco aveva una chitarra dell’ante guerra tutta scassata all’interno che faceva un rumore infernale. Insomma dopo meno di un mese abbiamo deciso che la cosa non sarebbe potuta andare avanti così e quindi stesso metodo per allontanare il povero Marco che alla fine ce l’aveva messa tutta.  Sempre più scoglionati ci avviavamo a rassegnarci e a continuare a girare per trovare un chitarrista. Era la fine di aprile quando si è verificato un altro punto di svolta nella storia del gruppo. Il 25 aprile, una domenica particolare, decidemmo di telefonare ad un ragazzo che aveva lasciato un annuncio, dal quale avevamo preso il numero qualche giorno prima, alla scuola di musica del nostro paesello in cerca di un gruppo punk o rock.
Telefonò Iumbe. Il risultato fu allo stesso tempo strano e sorprendendente. Il ragazzo che avevamo contattato, Daniele, era entusiasta all’idea, prima di sapere però che noi avevamo rispettivamente 16 14 14 anni. Lui 25enne frequentante squola di musica con maestro personale non è che avesse grandi prospettive davanti. Ci fu però una cosa che cambiò tutto. Sorprendentemente scoprimmo che Daniele abita a neanche 200 metri da casa nostra (che poi è dove si trova la saletta…Non l’avevo ancora detto? Boh vabbè adesso l’ho detto) e quindi siccome era domenica e nessuno di noi aveva un cazzo da fare si sono detti per telefono “Massì dai, becchiamoci stase cosi vediamo un pò che non si sa mai…”


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CAPITOLO 3

Fatte le dovute presentazioni, ci attaccammo agli ampli e malgrado il nostro livello (teniamo conto che per non dare a vedere che ero un incapace, non che adesso sia meglio, imparai quella sera stessa a suonare e cantare insieme in piedi… questo era il livello..) facemmo una buona impressione a Daniele. Infatti ben presto dopo quella sera decidemmo che lui sarebbe stato il nostro quarto. Nasceva una nuova era per noi.. dopo praticamente quasi un anno in 3 finalmente si apriva uno spiraglio di luce ed incominciava un periodo tutto nuovo per gli E.T. (che non è Extra Terrestri ma Emozione Tagliatella - vedi cap. 1 e 2).
Iniziammo a provare 2 volte la settimana e con materiale del tipo “Branca day” o “Pilota”.
Pian piano cominciavamo a intenderci sia per quanto riguarda la batteria (che fino a quel momento risultava un poco ripetitiva e inefficace) sia per quanto riguarda le linee di basso (idem). Le chitarre andavano già bene infatti bastò poco per trovare il feeling tra Dany e Iumbe.
Il tempo passava, finì la squola. TRAGICO: bocciato in 3° liceo con 3 materie sufficienti. Delusione cronica che comunque non mi distrasse dal far decollare il gruppo. Non tutti i fatti vengono per nuocere, infatti finita la squola cominciammo a provare 5 o addirittura 6 sere a settimana, col risultato che in brevissimo tempo riuscimmo a tirare su una scaletta per una mezz’ora di (se già così allora si poteva chiamare) “show”.
L’occasione arrivò. All’inizio di giugno 2004; Dany ci comunicò che un locale poco distante da Desio, faceva suonare i gruppi a delle serate di Jam Session (ovvero tu vai là e dicono “Allora, chi è che vuole suonare?” E tu gli dici “NOI!”). Tutti presi bene ed esaltati, nonché enormemente impauriti (tranne Dany che appunto era già di casa e aveva già suonato in questo posto) ci lanciammo nell’impresa ma… Non prima che io abbia avuto da obiettare sul fatto che se sul palco ci avessero annunciato come Emozione Tagliatella sul palco, io sarei scappato in preda alla vergogna. Già avevo votato contro quel nome che mi toccava portarmi dietro figuriamoci davanti alla gente se…… Vabbè.. Fu così che 2 o 3 sere prima ci riunimmo e decidemmo il nuovo nome.. Anche qui tra le nuove proposte la mia fu subito bocciata e come sempre per 3 a 1 vinse il nome proposto da Dany. “Scusate, suoniamo in una cantina al civico 27 perché non ci chiamiamo Cantina27?” e Iumbe “Si si, ma con la “K” però che fa più punk!”  e io “Si ma che fantasia.. Dai è scadente, scontato e prevedibile..” Niente daffare: KANTINA27.
Arrivò il grande giorno. Tutti presi arrivammo al locale e dopo un po’ salimmo sul palco.
TRAGICO: preso dall’emozione e dalla paura della prima volta con davanti un sacco di gente sconosciuta che sembrava aprirmi in 2 con gli occhi.. Tremavo talmente tanto che le gambe non le controllavo più, urtai l’asta del microfono che cadde sbattendo su basso provocando un “BOOM” facendo sbagliare tutti. Fortunatamente e prontamente un ragazzo recuperò subito il mic rimettendolo apposto e noi che non c’eravamo fermati finimmo il primo pezzo. Ne suonammo altri 4. Tutto sommato alla fine, non era stato niente male!! Una ventina di giorni dopo ci fu la prima data ufficiale. Come tutti i gruppi che cominciano a quell’età organizzammo una serata sul palco dell’auditorium della nostra squola. Chiamammo i Maya Desnuda per suonare con noi quella sera. Cioè.. Suonare con un gruppo che fino ad allora avevi ascoltato solo su cd pareva un sogno.. Tutto organizzato per riuscire a tirare un po’ più di tempo ci sprememmo come pochi: prove forsennate fino al 26 giugno quando arrivammo a squola con 11 pezzi e soprattutto i Maya Desnuda!! Per noi anche se non c’era moltissima gente fu una grandissima serata nonché un esperienza unica e indimenticabile!!


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CAPITOLO 4

L’estate andava avanti le prove anche, arrivavano nuovi pezzi e anche una data nuova. Arrivò la fine dell’estate e qui Gianluca (in arte Il Gege) si propose come fucktotum (ah mi dicono dalla regia che così significa “colui che fotte tutti” e che quindi si scrive “factotum”) del gruppo. Iniziò così un rapporto sempre più bello e forte tra noi e lui che lo portò poi a realizzare il sito per cui sto scrivendo sta roba adesso e a sbattersi sempre per la nostra causa e anche a scrivere dei testi da elaborare. Tutto questo per noi! C’è da pensare perché mai.. Ma noi non lo pensiamo e facciamo prima :)
Bene i giochi erano fatti, noi eravamo in ballo e andando avanti venivano fuori anche delle altre date…
Arrivò anche il momento della nostra prima canzone: “Come ti Senti” (“How do you feel”, facciamo gli internationals) scritto dal Gege e musicato dal sottoscritto. 
C’è chi dice che non è male.. Io non giudico mai le nostre produzioni.. COMUNQUE, si andava avanti si provavano sempre più nuove cover, saltavano fuori testi su testi da elaborare (molti però infantili e ripetitivi, vedi età degli autori), si riusciva anche a suonare abbastanza in giro.. Finiva il 2004 e iniziava il 2005.. Fermi per 2 mesi riprendemmo a suonare a marzo. Date sempre più frequenti (oddio si parla di almeno una o due al mese non chissà che) repertorio sempre più allargato e un seguito che inizia a formarsi.
Arrivò poi un altro di quei giorni memorabili. Nel giugno del 2005 una data ancora all’ITIS insieme ai grandi Latte+, ragazzi empolesi simpaticissimi che spaccano di brutto. Grande serata, grande festa, grande tutto!
Che dire, vi annoierà la stessa frase dopo ogni argomento ma… Si proseguiva per la nostra strada, i pezzi aumentavano, il livello tecnico pure, la gente a vederci era sempre di più.. Tutte le varie tappe che uno sparuto gruppetto di ragazzi deve affrontare…
Tra date varie e contest per giovani band emergenti tra la seconda parte del 2005 e la prima del 2006 abbiamo girato vari locali e centri sociali della nostra zona come il F.O.A. Boccaccio di Monza, l’Indian’s Saloon di Bresso, e il Rainbow Club di Milano (questi tra i più famosi).
Era arrivato maggio 2006 avevamo appena suonato al Rainbow club, nonché registrato la presa diretta di quella sera, e in quella settimana a me e a Iumbe ci balenò in testa un’idea….


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CAPITOLO 5

...“Ma perché cazzo non aggiungiamo un quinto componente al gruppo..”… stile Punkreas i nostri miti.
Ci balenò nel cervello l’idea di aggiungere un Cippa anke a noi (questa era per intenditori), vale a dire un cantante di ruolo.. cioè qualcuno che si occupa solo del canto e della presenza scenica.

Ho pensato che potevamo risparmiare a Dany di cantare cosi avrebbe potuto concentrarsi meglio sui soli, occupandomi personalmente dei cori. In questo modo non cantando in alcuni pezzi
avrei potuto “smanettare” di più sul basso rendendone più orecchiabili e meno monotoni i giri musicali.

Ecco in quel momento non era altro che un’idea come tante altre che sbocciano e poi si cestinano, insomma non è mai facile pensare di cambiare la line-up in un gruppo… Non si sa mai se esista o chi sia la persona giusta.. Voglio dire non avremmo mai pensato che un giorno, dopo una serie di prove specifiche e un “saggio” definitivo (Desio in musica per Carlo), saremmo arrivati a dire al Gege “Benvenuto nei Kantina27”.
Così accadde. Non ci è voluto poi molto e devo ammettere che le cose cosi vanno decisamente meglio. Ovvio non siamo ancora giunti alla perfezione (e secondo me mai ci arriveremo…) però… è stato un notevole passo avanti! Con il Gege abbiamo potuto aggiungere pezzi nuovi, un pelo più elaborati e il sottoscritto ha potuto finalmente godersi appieno il suo strumento e tutte quelle idee che aveva sempre avuto in testa per alcuni pezzi di basso e che per motivi legati al “cantare-suonare” non aveva mai potuto mettere in pratica.. Beh che dire… Da quel momento le cose vanno avanti, l’estate è finita, gli anni da 16 sono diventati 19, e dall’idea sbocciata (e fortunatamente non cestinata) in una cantina un pomeriggio d’estate è nato questo gruppo che di base non aveva assolutamente nulla ed ora continua a stupire (dicono gli altri) ma soprattutto a stupirsi (dico io).
Una sola cosa è certa: NE DOBBIAMO MANGIARE DI PASTA, per diventare un gruppo serio stile quelli da cui abbiamo tratto le nostre idee..


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CAPITOLO 6

E fu così che dopo 2 anni mi tornò la voglia di scrivere…oddio “voglia”… è l’una meno dieci di notte e non ho di meglio daffare…purtroppo.
Beh, che dire, eravamo rimasti all’ingresso nella band di Gege come cantante in occasione del “Desio in musica per Carlo Miresse”, contest per giovani band dove tra una cinquantina di partecipanti ci classificammo terzi.
Durante quell’estate, oltre alla sopraccitata manifestazione, suonammo una sola volta (che per altro va ricordata perché fu la prima volta che suonammo con i Deep in Sound). Questo perché ci preparammo a quello che per noi fu uno degli eventi storici della band: la prima esperienza in studio di registrazione.
Ebbene sì, tra giugno e agosto perfezionammo (si fa per dire) i 2-3 brani già esistenti e procedemmo alla composizione di altri 3 brani. Fu così che dalle “mani” di Nicolò Gasparini (voce dei Peter Punk) fra le montagne venete di Roncade (Treviso) tra il 15 e 16 settembre del 2006 veniva alla luce “Caos”, la prima demo dei Kantina 27.
Quell’EP conteneva 6 canzoni tra le quali “Caos” canzone da cui prende il titolo l’omonima demo, l’immortale “Alza la testa” (forse un giorno spiegherò il perché di questo epiteto anche se chi ci segue da un po’ di tempo potrebbe arrivarci) e “Andrea” che fu la vera sorpresa di quella demo. Quello fu l’ultimo brano composto poco prima di andare in studio, l’avevamo provato poco, ma è stato il primo ad essere inciso. Spiccò talmente tanto tra le altre canzoni che nel tempo che ci rimaneva a disposizione in studio (“ben” mezz’ora) ne girammo un videoclip. Questa demo ci diede un sacco di soddisfazioni: chiaro, era pur sempre il primo lavoro di una band giovanissima però ebbe molto successo tra gli amici e ricevemmo, oltre ad una marea di critiche, anche parecchi complimenti. Nonostante il lavoro fosse stato autoprodotto (ovvero finanziato da noi) decidemmo di regalarlo e non di venderlo, un accorgimento questo che si rivelò secondo me azzeccatissimo in quanto ci permise (sottolineo dal niente) di “disfarci” (e quindi di diffondere la nostra musica) delle prime 500 copie nel giro di un anno.
Il tempo avanzava e noi ci apprestammo a cercare il modo di suonare il più possibile in giro. Durante l’inverno partecipammo ad un concerto insieme ad altri gruppi emergenti al “Rolling Stone”, famoso locale di Milano. Per noi è stata un'altra soddisfazione che ci siamo tolti, insomma a 19 anni calcare il palco dove fino al mese prima andavi a vederci suonare le band a cui ti sei ispirato (Pornoriviste, Derozer, Punkreas) ed altri grandi concerti (Persiana Jones, Gem Boy, Matrioska, Giuliano Palma, Africa Unite, AFI, Bad Religion e mille altri) fa un certo effetto.
L’inizio del 2007 mostrò un cambiamento molto incisivo nel nostro modo di vedere il gruppo…


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CAPITOLO 7

La passione che mettevamo in quello che ormai era diventato un progetto divenne più forte ed ognuno in un modo o nell’altro inziò a “sbattersi”, in primis per cercare di girare il più possibile (a suonare si intende) ed in secundis (mi perdonino coloro che hanno studiato latino ma non so se si scriva cosi o meno)  per continuare a comporre nuovi brani.
Cambiò il modo in cui ci approcciavamo alle persone, ai locali (organizzatori) e alle band da cui traevamo e traiamo tutt’ora ispirazione. Non eravamo più impauriti e timidi ma ci proponevamo in continuazione ma soprattutto cominciammo ad imparare l’arte fondamentale per riuscire a buttare fuori la testolina dalla marmaglia composta da una miriade di band emergenti: rompere le palle.
Ebbene, successe che dopo 2 anni e circa 25 concerti alle spalle iniziavamo a capire un pochino (e ribadisco, un pochino) come gira il mondo attorno all’organizzazione di serate, concerti ed eventi. Inoltre compievamo, prova dopo prova, progressi sia a livello tecnico che compositivo e giorno dopo giorno acquisivamo sempre più compattezza.
Iniziò quindi una serie di esibizioni dal vivo sempre più continue (almeno 1 o 2 al mese), in posti sempre diversi, con gruppi sempre diversi.
Questo comportò un cambiamento anche all’interno delle prove stesse. Cominciammo per la prima volta ad organizzarne il tempo. Quindi decidevamo quanto tempo dedicare alle prove dei brani, quanto tempo alla realizzazione di una scaletta divertente e “logica” da proporre dal vivo e quanto tempo dedicare alla composizione di nuove canzoni. Tra le apparizioni live sopracitate va sicuramente citata quella al Marmaja dove suonammo insieme alle Cattive Abitudini (ovvero i Peter Punk senza Nicolò), band dalla quale abbiamo ricevuto molti impulsi positivi (che non starò ad elencare perché non ne ho voglia e ci metterei troppo) e che insomma ci fornito ulteriori spunti su come suonare questo “benedetto” punk-rock. Quella sera fu un successone: tanta gente, bel locale, grandi esibizioni… tutto a parer nostro perfetto!
Fu così che dopo una decina di concerti arrivò di nuovo l’estate, suonammo di nuovo una sola volta e di nuovo per lo stesso motivo dell’estate precedente: decidemmo di nuovo di andare in studio per incidere il nostro primo album (quante volte ho detto “di nuovo”?).
Prenotammo 10 giorni di registrazione al “Living Rhum” di Giovanni “Giò” Bottoglia (chitarrista degli Omini Verdi) a Castel Goffredo (Mn), studio affiliato all’etichetta indipendente “Indie Box”, etichetta che produce gruppi quali Cattive Abitudini, L’invasione degli Omini Verdi, DDR, Pig Tails e altre promettenti band più o meno associate al nostro genere. 10 giorni tutti insieme, nella stessa “camera”, condividendo ogni singolo secondo di ogni giornata cercando nel mentre di registrare il nostro primo album.
Si profilava l’inizio di un’esperienza indimenticabile...